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“Il cavaliere delle Dolomiti”; illustrazioni di Sonia Tubaro, ed. Panorama, Trento, 2004 – pag. 291, € 13,00 |
Molti conoscono le leggende delle Dolomiti, quelle, per intenderci, raccolte e diffuse da Karl Felix Wolff e da una schiera di successivi scrittori. Non tutti sanno, però, che esistono anche sottili “fili” di leggenda, brandelli di seta rimasti magicamente impigliati nella memoria degli anziani: parvenze di storie, trame caduche e incespicanti. Tra queste, ogni tanto nei filò invernali alpini emerge il mito delle “Montagne che si tingono di rosa” e il ricordo del favoloso popolo del regno di Fanis, di cui oggi son rimasti solo trentatré sopravvissuti che vagano di valle in valle per le Dolomiti di Fanes alla ricerca di un misterioso tesoro.
È proprio partendo da questo frammento di leggenda che Mauro Neri ha ricostruito, con l’aiuto della sua fantasia e dell’amore che nutre per il patrimonio di tradizioni orali dell’arco alpino, un romanzo dal titolo “Il Cavaliere delle Dolomiti”. Già pubblicato in prima edizione (con due ristampe successive) da Marsilio Editori di Venezia nel 1991 e nel 1992, oggi la storia appassionante di Ey de Net (Occhio di Notte) e di Dolasilla ritorna in libreria per i tipi della Casa editrice Panorama di Trento e si presenta con un’edizione rinnovata nello stile e accompagnata da dodici tavole di Sonia Tubaro.
Come tutti i romanzi fantasy che si rispettino, è arduo sintetizzare la trama di una vicenda che intreccia il presente al passato, il reale al surreale e al fantastico, che mescola il mito all’epos: si può dire che “Il Cavaliere delle Dolomiti” racconta l’eterna storia del Bene contro il Male, ma anche la storia del Bene che può trasformarsi in misura via via impercettibile in elemento malvagio e diabolico quando l’ambizione e il desiderio di potere travalicano ogni confine e ottenebrano la ragione. Si può anche dire che “Il Cavaliere delle Dolomiti” è un grande romanzo d’amore: l’amore rassegnato della regina Doreida per l’astuto e acido Velicònder, ma soprattutto l’amore appassionato e totalizzante di Ey de Net per la bella Dolasilla. Il libro può essere letto anche come una celebrazione dell’amicizia tra gli uomini, ma anche tra gli uomini e gli animali: le marmotte e le aquile nel caso dei nostri Fanes.
“Il Cavaliere delle Dolomiti” racconta l’epopea della ricerca: la ricerca di un regno per un re vagabondo; la ricerca della felicità perfetta per un giovane principe coraggioso; la ricerca della montagna in cui è nascosto un tesoro tutto d’oro e d’argento; ma soprattutto la ricerca del vero tesoro dei Fanes, che tre marmotte albine custodiscono nel cuore della Terra, un tesoro che verrà disvelato solo nell’ultima pagina del romanzo, dopo un’infinita successione di colpi di scena avvincenti e inattesi.
Ed è proprio sulla cifra della sorpresa che Mauro Neri gioca con la sua capacità affabulatoria, creando una tensione stilistica lunga quasi trecento pagine e che mai si smorza, disperdendo fin dall’inizio tutta una serie di indizi che a mano a mano si chiariscono aprendo però nuove prospettive e nuove opportunità per la trama. Anche per questo, “Il Cavaliere delle Dolomiti” è veramente il classico libro “da leggere tutto d’un fiato”, malgrado l’attenzione sia costretta a soffermarsi, alla fine di ogni capitolo, sulle ballate poetiche che fanno da collane alla storia. E come in un magico gioco degli specchi, è proprio tra le righe di questi intermezzi che si nasconde il senso della vicenda di Ey de Net e dei suoi Fanes. Ma è meglio non aggiunger altro, per non rovinare l’effetto-sorpresa de “Il Cavaliere delle Dolomiti”.
