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La lanterna del principe (2009)



La lanterna del principe (2009) "La lanterna del principe", racconti di mauro Neri, ed. EGON, Rovereto (2009) - Euro 15,00


In una recente intervista lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua ha
difeso a spada tratta il genere del romanzo (e quindi anche del racconto)
storico, affermando che «in un buon romanzo l’identificazione
del lettore con le persone inventate dall’autore può sollecitare una
comprensione dei fatti più incisiva e pregnante di quella che arriva a
comunicare un libro di Storia. Certi romanzi sull’Olocausto – continua
Yehoshua, – hanno trasmesso lo spirito e i sentimenti con più forza di
montagne di saggi!»
È di conforto ascoltare da un grande e importante scrittore contemporaneo
quel che avevo sempre percepito come “molla” del lavoro
di ricerca, di documentazione e, poi, di invenzione e di scrittura che
sottende ai miei racconti, alcuni dei quali qui raccolti in libro. La verosimiglianza,
se basata su fonti attendibili, su teorie storiche (o anche
preistoriche, com’è il caso di altre mie raccolte) accertate e garantite,
consente di prendere per mano il lettore, sia esso giovane o meno giovane,
per condurlo nel “cuore” della Storia, per farlo sedere in un canto
ad annusare l’odore della guerra, il sapore degli eventi, il rumore delle
parole urlate o il sussurro di quelle mormorate.
Il racconto storico, in altre parole, premette a chi scrive di tratteggiare
l’universo della quotidianità fatto di oggetti, di colori e profumi, di
architetture; consente di trasformare i “grandi personaggi” in uomini,
le svolte epocali in giornate uggiose, lunghe e monotone come tante
altre... Starà poi al lettore, ad ogni lettore nella sua individualità fatta
di esperienze precise e particolari, immergersi in queste trame per
coglierne l’aspetto emotivo, quello a lui più caro, lasciandosi pungere
dalla curiosità di saperne di più, di informarsi, di approfondire i risvolti
sociali, economici e storici di un avvenimento. Ecco perché il racconto
storico è propedeutico allo studio della Storia.
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«Un romanzo storico – è ancora lo scrittore israeliano a parlare, – può
restituirci un’epoca in una panoramica ampia e chiara. Inoltre è bello
per il lettore tuffarsi in periodi nei quali il mondo era meno affollato e le
comunicazioni erano più lente e significative, e non tutto era condizionato
dall’esigenza di soddisfazione immediata di ogni desiderio, tipica
dell’edonistica società odierna. Se per raggiungere una città s’impiega
un giorno di viaggio invece che un’ora, la meta ha un sapore diverso».
Il racconto storico, cioè, agisce come una vera e propria “macchina
del tempo” che isola il lettore contemporaneo e lo rimbalza in epoche
lontane o lontanissime. Saranno allora i colori vividi e caldi della Trento
del Concilio tridentino ad aprirci le porte della Storia, oppure i profumi
dolci e intensi della Arco di fine Ottocento a spingerci ad entrare in
punta di piedi nel palazzo dell’Arciduca alla ricerca del vecchio re di
Napoli; sarà l’afrore umido e caldo della giungla brasiliana ad aprirsi al
nostro sguardo che, curioso, indagherà i volti dei primi Trentini emigrati
nel 1875 al di là dell’oceano; sarà la polvere sottile delle miniere
dell’Argentario a farci tossire assieme agli antichi minatori del vescovo
Vanga...
Ma il racconto verosimile che narra di eventi e di persone importanti
offre anche l’opportunità quasi unica di vedere la Storia (quella con la
“esse” maiuscola) dal sotto in su, dal basso verso l’alto e, grazie all’immedesimazione
che sta alla base di ogni narrazione letteraria, permette
al lettore di guardare i fatti raccontati con gli occhi degli umili e col
cuore di chi la Storia l’ha subita e sofferta. La Storia, quindi, vista dalla
parte dei migranti e delle cameriere, dei boscaioli e dei pellegrini, degli
appestati, dei pittori “poveri”, delle donne di mercato, degli antichi e
saggi tipografi, delle operaie chine sui sigari da arrotolare con manie
sporte e dei medici che curano i feriti delle grandi battaglie... È, questa,
la storia (quella con la “esse” minuscola, tanto per capirci) che non è codificata
e contemplata nei libri ufficiali, ma che ha prodotto quel fiume
di emozioni sfociato di volta in volta nelle ribellioni e nelle rivoluzioni,
ma anche nei conflitti mondiali e nelle dittature, nei diari dei “soldatini”
al fronte e nelle lettere ai propri cari prima dell’estremo sacrificio.
Sbaglia, però, il lettore che pensa di vedere dietro a queste brevi narrazioni
solo la mano e la mente dell’autore. Il sottoscritto, che scrive
inventando e si diverte facendolo, deve poter contare su un nugolo di
persone che lo affiancano e lo supportano.
Un primo grazie, quindi, agli studiosi, a coloro che dedicano la loro vita
e le loro energie ad indagare i documenti e gli archivi, con un lavoro
certosino faticoso e spesso poco conosciuto, per scrivere quelle pagine
di Storia in cui sfocia alla fine anche la nostra curiosità e il nostro desiderio
di saperne di più.
Un grazie, poi, a tutti coloro che, con le loro storie di famiglia, con gli
epistolari che mi hanno regalato, con le semplici indicazioni per visitare
un luogo particolare hanno reso possibile la maggior parte dei racconti
qui proposti.
Un grazie ai consulenti che sottendono a quasi tutti questi racconti,
correggendone qui e là imprecisioni e aggiustandone gli anacronismi.
Un grazie, infine, a Silvia che, con la consueta cura ed efficienza, ha
scritto o curato le schede storiche in appendice.
Mauro Neri
 
 

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