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L'Orco Burlone



L_Orco Burlone “L’Orco burlone”, fiaba musicale per Coro di voci virili, con Voce recitante, strumenti e Banda. Testo poetico di Mauro Neri, musica di Riccardo Gravina per Coro e strumenti, di Giuliano Moser per Banda.


Abitava in un maso nei dintorni di Castello di Fiemme, l’Orco della piccola storia che oggi vi vogliamo raccontare, e a Castello viveva da sempre anche la giovane Filomena, la ragazza più bella del paese, lo sapeva lei (e come se lo sapeva!) e lo sapevano anche i giovanotti dei dintorni. Due lunghe trecce bionde facevano cornice a un volto grazioso e altero; due poppe fiorenti sbocciavan dal corpetto di tela bianca a piegoline; due fianchi ballerini facevano a gara col rumore dei tacchi per far girare la testa ai ragazzi... E poi un sorriso qui, una moina là, uno sbatter di ciglia sbarazzino e pieno di promesse facevano vibrare i cuori dei maschi di Castello. E lei, Filomena, ci giocava, coi sentimenti degli altri: li usava come esca per intrecciare invisibili reti con cui imprigionare gli sguardi e i sogni, per poi lasciarli andare sul più bello nel mare dell’oblio e del sarcasmo, scoppiando a ridere cattivella e crudele.
 
Prove dell'Orco burloneQuanti cuori aveva infranto, Filomena: una fila infinita di lacrime e di rimpianti, di rabbie e di furori a stento repressi per quel che avrebbe potuto essere e che, ahimé invece, non fu mai e mai sarà!
E un giorno, forse per farsi bella con le amiche o forse per ingelosire qualche nuovo innamorato dei paraggi, Filomena giocò pure coi sentimenti dell’Orco, di quell’Orco che abitava in un maso nei dintorni di Castello di Fiemme, di quell’Orco che tutti evitavano di incrociare per strada, di quell’Orco che tutti odiavano, anche se nessuno si ricordava più il perché! Filomena la vezzosa ci prese gusto ad abbindolare il poveretto con un sorriso buttato lì per caso alla fontana, con uno sguardo intenso lanciato per strada, con un sospiro regalato la sera, prima della funzione del Maggio in chiesa. Filomena irretì il grosso Orco mettendo in campo tutte le arti che conosceva, e il grosso Orco ci cascò! Il grosso Orco disse sì. Il grosso Orco, spaventato di sé stesso, s’innamorò...
 
Filomena però aveva ben altro, per la testa, e poi per lei l’Orco era solo un pretesto, era un mezzo semplice e a buon mercato per divertirsi alle spalle degli amici e delle amiche e poi, e poi e poi... basta! Tu per la tua strada e io per la mia, amici come prima. Ma chi ti credi di essere? L’Orco di questa storia, l’Orco di Castello di Fiemme – come tanti altri Orchi che vivevano e forse vivono ancor oggi in Trentino – non era né semplice e nemmeno a buon mercato. Sapeva esser ben disposto coi generosi, devoto coi buoni, fedele con gli onesti, ma anche cattivo, terribile, vendicativo, irascibile e furioso con i traditori! Ma sapeva esserlo con garbo, con eleganza e un pizzico di umorismo. Con quel garbo, con quell’eleganza e con quell’umorismo che facevano difetto proprio alla bella e leggera Filomena.

Perché il nostro era, sotto sotto, un Orco –state un po’ a sentire! – un Orco un po’ burlone... burlone... burlone... burlònnn... burlònnn... burlònnn...

 

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