Cacce da leggenda (2002)
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“Cacce da leggenda”; Ed. Panorama, Trento, gennaio 2002 – pag. 96 (FUORI COMMERCIO)
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Le leggende costituiscono l’unica vera storia delle cose più intime di un popolo. Infatti, quasi come in una confessione pubblica, in ogni racconto popolare, al di là degli apporti di fantasia che venivano dalle capacità inventive dei nostri “nonni” e dalle nostre “nonne”, apporti che a una attenta lettura e a un occhio esperto sono facilmente riconoscibili, esiste sempre un nucleo centrale di verità, un embrione originario in cui possiamo, oggi, leggere in trasparenza come nella filigrana di una carta antica e preziosa le pulsioni, i desideri e le emozioni, appunto, di un popolo intero.
Praticamente tutte le leggende sono il tentativo – a volte maldestro, a volte fin troppo fantasioso, ma pur sempre “onesto” e genuino – di offrire a se stessi e alla comunità in cui si vive una spiegazione qualsiasi a fenomeni strani, ad accadimenti straordinari, ad episodi insoliti di vita quotidiana. Un villaggio che prende improvvisamente fuoco; un’inondazione che porta distruzione in un’intera vallata; una misteriosa morìa di bestiame... ma anche un fatto di sangue, un amore contestato, la ribellione dei sudditi al proprio signorotto tirannico, un “miracolo” frutto di religiosità contadina, vivida e passionale: erano moltissimi gli stimoli che permettevano la nascita delle leggende. E poiché normalmente le sensazioni forti nascono da accadimenti traumatici, esplosivi, luttuosi e perlomeno psicologicamente “cruenti”, ecco spiegato perché moltissime sono le leggende tristi, con finali drammatici: così era, in definitiva, la vita di un tempo!
Ma dalla filigrana delle leggende possiamo anche renderci conto di come vivessero, i nostri progenitori, quali fossero le attività prevalenti, i lavori più diffusi: una vera e propria cronaca quotidiana, un “giornale” ante litteram, insomma, da sfogliare con gli occhi della curiosità.
Ed è ciò che vi accadrà sfogliando questo volumetto, che raccoglie una selezione di leggende trentine, raccolte – assieme ad altre mille – dallo scrittore Mauro Neri e che hanno come tema la “caccia” e i “cacciatori”. I temi son presto detti e già la loro semplice elencazione ci offre una prima, seppur precaria, indicazione sull’importanza che ha avuto, da sempre, la caccia nella società umana. Qui andiamo, infatti, dalla caccia come soggetto d’arte alla figura del cacciatore gran conoscitore della Natura in tutte le sue forme, anche quelle mitiche e sovrannaturali. Non solo: in queste pagine si parla di cacce “signorili” e di cacce “plebee”, di cacce facili e di cacce difficili (memorabili sono quelle agli orsi e perfino ai... draghi!), di cacce magiche e di cacciatori coraggiosi e sprezzanti del pericolo...
Non abbiamo, poi, saputo resistere alla tentazione dell’irrazionale e, anche se non fa propriamente parte della tradizione venatoria della nostra teerra, abbiamo voluto aggiungere un’appendice che raccoglie e propone sette esempi di “cacce selvagge”. Sono sette brevi racconti assai vividi e a tinte forti, ma molto istruttivi e che servivano un tempo a educare all’obbedienza tacita e sottomessa le giovani e giovanissime generazioni. Guai, infatti, a chi infrangeva le rigide norme e, ad esempio, usciva di casa di notte schiamazzando senza ritegno, urlando nel buio e disturbando la quiete del villaggio: ci avrebbero pensato i terribili” cacciatori selvatici” (i Pataù, i Patàn, i Beatrìk, i cacciatori della Bastìa) a punire gli screanzati.
Vogliate quindi accettare il dono di queste pagine, nella speranza che ci aiutino a capire meglio la nostra storia, ma anche il senso del nostro essere cacciatori oggi. (
arch. Sandro Flaim, presidente Federazione Caccia del Trentino)