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In che cosa differiscono tra di loro le leggende, le fiabe e le favole? La risposta, in realtà, la potremmo trovare - sintetica e per questo precisa - in un qualsiasi dizionario. Dicesi fiaba «un racconto di origine popolare, sganciato dalla realtà, in cui l’elemento magico assume un grande rilievo». E’ favola, invece, «una narrazione di carattere morale, in cui agiscono e parlano anche gli animali, assieme a esseri immaginari come nani, elfi, fauni ecc.». La leggenda, infine, «è un racconto tradizionale che ha per oggetto avvenimenti immaginari o storici, ma in quest’ultimo caso spesso alterati, arricchiti, deformati, ingigantiti dalla fantasia di chi inventa e/o narra». |
A ben vedere, però, questa divisione in tre generi letterari si rivela alquanto manichea e nella pratica ben poco realistica, se ad esempio la si applica al corpus di mille leggende qui raccolte e riscritte. Numerosi, infatti, sono i racconti popolari di origine «storica» e reale (un castellano violento, un arco di roccia, piramidi di terra...) nei quali è molto presente l’elemento magico (nelle vesti di diavoli e streghe, stregoni, orchi, ma anche di Aguane, Vivane, Salinghe ecc.). Altrettante narrazioni, poi, che non possiedono alcuna intenzione moralistica, né tanto meno educativa, hanno comunque per protagonisti animali parlanti, nani, gnomi, elfi e altre creature frutto di fantasia e passate ormai al «mito».... Insomma, le leggende non costituiscono un genere letterario «chiuso», compiuto e cristallizzato, ma possono essere paragonate metaforicamente al magma incandescente che fuoriesce dal vulcano della «fantasia popolare» e che travolge, divora, metabolizza e trasforma in magma ogni cosa sul suo cammino. (Mauro Neri)