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Pèrtica e l'angioletto della campanella del buondì (dicembre 2003)



Pèrtica e l_angioletto della campanella del buondì (dicembre 2003) “Fantasie d’inverno” (collana di quattro volumetti); illustrazioni di Robert Weikmann, Ed. Panorama, Trento 2003 - pag. 16 - Volumetti distribuiti gratuitamente dall’APT di Trento e Monte Bondone nel corso dell’inverno 2003-2004.


La fiaba comincia così…
Proprio a lato dell’immensa cattedrale di pietra bianca e rosa, che s’alza maestosa nel cielo della grande piazza di Trento, schiacciata tra case alte, eleganti e riccamente affrescate c’era una casupola semplice semplice, piccola piccola, stretta stretta: lì abitava Giuseppino il campanaro.
Giuseppino aveva il compito di suonare le campane della cattedrale a ogni ora e a ogni mezz’ora, nonché a distesa la domenica mattina e a martello in occasione di qualche funerale. Era vedovo e aveva un figlio. Si chiamava Antonio, il ragazzo, ma tutti lo chiamavano “Pèr­tica”, per via che malgrado i dieci anni che si portava addosso, il giovanotto era magro magro e alto alto, proprio come un lungo bastone.
Un gran bravo ragazzo, Pèrtica. Sempre pronto ad aiutare i vecchietti del quartiere: per loro correva a fare la spesa, oppure a curare l’orto, oppure solo a far loro compagnia. Il ragazzetto era il beniamino della grande città, orgoglio per suo padre e motivo di esempio per tutti i suoi coetanei.
Un giorno Pèrtica ricevette da suo padre un incarico assai importante…
 
 
 

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