Il leprotto Agenore e l'Arca di Noè (dicembre 2003)
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“Fantasie d’inverno” (collana di quattro volumetti); illustrazioni di Robert Weikmann, Ed. Panorama, Trento 2003 - pag. 16 - Volumetti distribuiti gratuitamente dall’APT di Trento e Monte Bondone nel corso dell’inverno 2003-2004. |
La fiaba comincia così…
Si era giunti quasi alla fine del diluvio universale e l’Arca di Noè andò ad attraccare proprio in vetta al Doss d’Abramo, una elle tre cime del Monte Bondone, la montagna di Trento.
L’acqua caduta negli ultimi quaranta giorni e quaranta notti, formando un immenso oceano che aveva ricoperto ogni cosa, si stava lentamente ritirando e il Doss d’Abramo si presentava come un isolotto di praticelli umidi e già verdi d’erba novella. E fu proprio su quei prati che il vecchio Noè fece scendere gli animali dell’Arca perché si sgranchissero le zampe.
Scesero a turno mucche e cavalli, canguri e tigri, elefanti e ippopotami, serpenti d’ogni tipo e gazzelle, mentre nell’aria lì attorno presero a volare rondini e aquile, gabbiani e anatre, falchi e condor...
Scese anche Noè che, per riposarsi, andò a stendersi su un grande mucchio d’erba che i suoi figli avevano messo al sole a seccare: non vi dico la sorpresa del vecchio profeta quando, dopo un’oretta di riposo, s’alzò in piedi nuovamente in forze, con le ossa rigenerate e pronto a sopportare nuove fatiche!
L’Arca rimase attraccata al Doss di Abramo per tre giorni e tre notti, dopo di che Noè richiamò uomini e animali all’interno del barcone, ritirò le passerelle, rinchiuse i portelloni e fece sciogliere le funi di attracco. Ma prima ebbe l’accortezza di far stivare tutto il fieno possibile: per dar da mangiare agli erbivori, ma anche per rinnovare il sonno rigenerante. L’Arca, scricchiolando per il peso dei suoi passeggeri e del nuovo fieno imbarcato, riprese il mare dirigendosi sicura verso est, in direzione del Monte Ararat, dove sarebbe giunta per l’approdo finale.
Partirono tutti, tranne due roditori…